Otrantodiversa

Otranto come è diventata, come la penso, come la vorrei.
Bellezza e tristezza della Porta d'Oriente
venerdì, 15 febbraio 2008

Addio a un amico

Io lo chiamavo semplicemente “Pino”, come se lo conoscessi da sempre. Eppure non gli avevo mai parlato. Tante volte, però, sono stata sotto il suo palco a saltellare, cantare e a inebriarmi di quella gioia di vivere che trasmetteva di continuo, che avrebbe trasmesso anche stando in silenzio sul palco a guardare il suo adorato pubblico. Per me lui e la morte non avrebbero mai potuto incontrarsi. Io non ci credo, non era lui dentro quel feretro, non lui, non così giovane, non dopo tutta quella Vita.

Era uno di noi e chiunque lo incontrasse lo capiva subito. Era il cantante della gente, che veniva dalla gente e tra la gente voleva stare, che amava gli stornelli dalle parole semplici e schiette e agli arrangiamenti dell’orchestra preferiva la sua personale band formata dagli elementi che più amava: la sua famiglia. La strofa che amava di più.. come dimenticarla.. “la fimmina ca amanti ne tene doi, la vidi sempre allegra e mara mai…”, un’esplosione di vitalità, passione, gioia. Se un angelo mi avesse detto: "ti esaudisco un desiderio, scegli una persona con cui andare a cena", io avrei scelto lui. Sarebbero state le quattro chiacchiere più divertenti della mia vita, già lo so.

Mi ricordo quella volta ad Alessano in cui il tempo del concerto era scaduto ma lui proprio non aveva voglia di scendere dal palco, di smettere di suonare. Con la sua solita verve disse che l’organizzazione lo stava boicottando e allora aggiunse: “Si continua a suonare, le spese le paga lu Zimba!”. La solita ovazione, e via ancora di stornelli.

pino

Lo voglio ricordare così, come in questa foto, con accanto il suo “Zimbino”, che adorava e a cui aveva insegnato tutto, a cui ha regalato se stesso, lasciandogli in eredità quel tamburello consumato dalle sue mani di contadino, un repertorio indimenticabile e soprattutto l’amore per il mondo, per le piccole cose, per le persone.

Pino, quanto mi mancherai. 

tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 09:55 | link | commenti (6)
categorie: musica, tradizioni, salento, taranta, un pensiero per, patrimoni, pino zimba
lunedì, 03 dicembre 2007

Alba dei popoli... ci siamo!

albadeipopoliQuasi tutto è deciso. Niente Negramaro ma comunque un personaggino dal carisma tutt'altro che lieve, Antonio Amato, ad allietare il passaggio otrantino al 2008.

E poi Don Pasta, un concittadino che ci dà lustro in giro per il mondo tra musica e cucina.

Ma soprattutto concerti, concertini e una cosa nuova: un Natale Medievale. Otranto che torna indietro nel tempo... finalmente si materializzeranno le mie fantasticherie delle passeggiate solitarie nelle sere d'inverno.

E per i più curiosi, ecco il programma completo.

Allora, chi ci sarà?
tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 15:01 | link | commenti (7)
categorie: feste, tradizioni, taranta, belle iniziative
venerdì, 29 giugno 2007

Santu Paulu meu de le tarante...

tarantismo... famme na grazia a mie e a tutte quante.  Eccoci qua. 29 giugno, Galatina. Il giorno in cui San Paolo esorcizza tarantati e tarantate. Il tripudio di quella che è la caratteristica forse più nota della nostra cultura popolare: il tarantismo.

Non mi profonderò in spiegazioni storiche, antropologiche, linguistiche. Immagino che ne siate saturi. Mi limiterò a dire a parole ciò che in fondo trasmette da sola l'immagine qui sopra: io amo questa tradizione per il suo mix unico di sensualità, misticismo, popolo, parole e note, passione, comunità.

Galatina, in fondo, oggi è un po' il centro del mondo, o almeno del Salento. Allora non è famosa solo per l'Ospedale in cui siamo nati un po' tutti, o per l'unico ristorante messicano nel giro di km e km, e nemmeno per la "Zona franca", dove una birra in compagnia è sempre piacevole. A Galatina c'è il fulcro di quella cultura secolare che ci vantiamo di avere ma che soprattutto portiamo nel cuore, pensando ai nostri avi che magari hanno suonato per una tarantata, o ne hanno avuta una in casa, o si limitivano a credere che la pizzica potesse salvare le vite, o semplicemente adoravano quella musica, la cantavano con naturalezza, componevano strofe al mattino nella strada verso la campagna, o al tramonto davanti a una frisa assaporata in compagnia all'ombra degli ulivi.

Fate un giro nel centro storico di Galatina quando il sole è a picco, entrate nelle chiesette e perdetevi nelle stradine. Sentirete anche voi la Storia camminarvi accanto. Sarà molto meglio di tutte quelle miriadi di concerti e concertini in ogni dove, diventati ormai una prerogativa degli sballoni, del vino/acqua nelle bottiglie di plastica, dei picnic sull'erba e dell'artigianato africano.
tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 11:30 | link | commenti (4)
categorie: estate, tradizioni, salento, taranta, santi e patroni

In due parole

Blogger: Otrantodiversa
Sono un'otrantina, una salentina, sono innamorata delle mie radici ma sono anche infelice quando penso a quella Otranto in cui sono cresciuta, che era un paese con un'anima e non una vetrina tenuta male. Oggi, Otranto sopravvive da sola, si nutre della sua stessa bellezza che, nonostante i continui sbagli di chi la abita e la amministra, sembra non voler perire mai...

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Otranto

Amo sempre più

L'autonomia di azione, l'indipendenza di pensiero, la spontaneità della parola.
Le persone umili.
Quelli che quando camminano si guardano intorno, per vedere gli altri, le case, le cose.
I bambini.
Le tradizioni popolari salentine.
Il cinema italiano.
Il buon cibo e il buon vino.
E la mia Otranto, of course

Tollero sempre meno

I politici e i politicanti.
Quelli che se la tirano.
I turisti che non sanno se sono a Otranto o a Ostuni, tanto per loro è uguale.
Gli amministratori incompetenti.
Le persone che non sorridono mai e quelle che non capiscono l'ironia.
Gli uomini allupati.
Il cibo giapponese e cinese.

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