Mi capita sempre più spesso in questi giorni di pensare alla Campania, ai campani, alla mozzarella di bufala, ai rifiuti e a tutto il resto. Non solo perché l’informazione di massa ce ne sta facendo - erroneamente - un resoconto allarmistico quotidiano e continuo: è proprio perché dentro di me sento una specie di vicinanza, una partecipazione che non riesce a lasciarmi indifferente. Sento di avere troppo in comune con questo territorio, che personalmente non ho mai visitato ma che amerei tanto girare palmo a palmo.
Se non amo la mozzarella di bufala, odio però i luoghi comuni sui napoletani, e guardo da 10 anni Un Posto al Sole: e anche se non ci crederete, da quella mezz’oretta semplice e modesta ho appreso tanto di questo popolo che, ho scoperto, ci assomiglia tantissimo. Un popolo fatto di vicinato, solidarietà, tradizioni, luoghi bellissimi, traffico e turismo sotto il sole, paesini e vicoli tutti da scoprire, bagni di mare nelle acque fredde di aprile, castelli e regge, panorami indimenticabili tutto l’anno, cibi ottimi, e la lista sarebbe ancora lunga.
Continuo a pensare se al posto della Campania, oggi, in pasto alle cronache, ci fosse la Puglia. Se al posto della mozzarella si parlasse di orecchiette, o che ne so, del pane di Altamura, o della burrata, o delle friselle, scegliete voi. Se le prenotazioni fossero zero e le previsioni di arrivi sotto zero, se cominciassero a chiudere gli allevamenti, o le aziende agricole, o le grandi realtà imprenditoriali che mandano avanti la nostra pur debole economia. Se nessuno volesse più venire a vedere quanto di bello abbiamo da offrire perché ha insensatamente paura di mangiare qualcosa che lo contamini, che lo uccida, o di sentire il puzzo dei rifiuti che, in fondo, sono dovunque nel mondo. A Milano, per esempio, cosa credete che ci sia sotterrato sotto le tanto carine collinette dei parchi comunali? E a Otranto, nella Valle delle Memorie dove si dice che qualcuno scarichi abusivamente da anni?
In fondo, se solo qualche giornalista più cattivo approfondisse la questione di Cerano o dell’Italsider di Taranto, magari a Otranto non ci verrebbe più nessuno. Almeno non nei giorni di tramontana.
Pensateci oggi, quando guarderete il telegiornale.