Io lo chiamavo semplicemente “Pino”, come se lo conoscessi da sempre. Eppure non gli avevo mai parlato. Tante volte, però, sono stata sotto il suo palco a saltellare, cantare e a inebriarmi di quella gioia di vivere che trasmetteva di continuo, che avrebbe trasmesso anche stando in silenzio sul palco a guardare il suo adorato pubblico. Per me lui e la morte non avrebbero mai potuto incontrarsi. Io non ci credo, non era lui dentro quel feretro, non lui, non così giovane, non dopo tutta quella Vita.

Lo voglio ricordare così, come in questa foto, con accanto il suo “Zimbino”, che adorava e a cui aveva insegnato tutto, a cui ha regalato se stesso, lasciandogli in eredità quel tamburello consumato dalle sue mani di contadino, un repertorio indimenticabile e soprattutto l’amore per il mondo, per le piccole cose, per le persone.
Questa settimana si apre con una bella notizia (dopo che quella precedente si è chiusa su una novità invece pessima, come da foto a seguire). Questo loghino qui a sinistra, tanto caruccio ed estivo, è il segno che qualcosa si muove, e non solo in senso letterale ma anche e soprattutto nella testa di imprenditori e politici.
... famme na grazia a mie e a tutte quante. Eccoci qua. 29 giugno, Galatina. Il giorno in cui San Paolo esorcizza tarantati e tarantate. Il tripudio di quella che è la caratteristica forse più nota della nostra cultura popolare: il tarantismo.
Sul "miglior modo di viaggiare" avrei qualche dubbio, ma l'intenzione c'è e anche qualche beneficio. Lasciando perdere il sito (che di bello ha questa home page ma per il resto è un po' sguarnito, ma comunque grazie al cielo da quest'anno esiste), "Salento in bus", la cui stagione 2007 è partita ieri, è effettivamente solo il minimo che la nostra piccola terra può fare per ottimizzare i trasporti, perlomeno dopo l'illusione della famigerata linea metropolitana ad alta tecnologia, che secondo me è come il ponte sullo Stretto, ovvero non si farà mai.