A Otranto il primo concerto per la musica sostenibile di Edison "Change the Music".
Il fatto è che la tv non ci rende giustizia, secondo me. Confeziona e trasmette immagini talmente stereotipate sul nostro conto che poi è quasi ovvio che si formino opinioni come quella di Marco Ferrante (vedi post precedente).
"Otranto, la città più bella, la città dei trulli, quella con le palle di pietra dei bombardamenti saraceni davanti ai portoni, è stata talmente restaurata da sembrare finta".
Sono parole di Marco Ferrante, giornalista con una lunga carriera (dal Corriere del Mezzogiorno al Foglio fino al Tg5), che rientrano in un servizio sulla Puglia mandato in onda ieri sera a Matrix, su Canale
E così, con il pretesto di rendere omaggio a Lino Banfi, ospite principale della trasmissione, il buon Ferrante decide di vuotare il sacco e riempie il servizio di sue opinioni e teorie personali (come vi dirò dopo). Banfi diventa, nel servizio, semplicemente il simbolo di una "vecchia Puglia" genuina e incontaminata che oggi non esiste più, sommersa dalla globalizzazione, pubblicizzata e patinata, una Puglia che "se la tira troppo", in sostanza. E Otranto, secondo Ferrante, sarebbe proprio l'emblema di questo cambiamento: tra restauri e abbellimenti, avrebbe perso la sua vera identità. (cliccate qui per il video del servizio, vi servirà una buona connessione).
Eccu Natale, Eccu Natale/ fane quiddhru ca hai fare/ minti a moddhru lu stoccapisce/ e lu fiju ca te mpaccisce! Così recita una filastrocca natalizia salentina che insegnano ancora ai bimbi in alcune scuole.
Il mio augurio speciale per voi è che sia un Natale all’insegna della tradizione più vera. Perciò:
Buon camino acceso…
Buone giocate a carte con i nonni…
Buone pittule e baccalà della vigilia…
Buona Messa della Notte…
Buono scarto dei regali…
Buona tombola con gli amici più cari (e vedete di vincere!)…
Buoni purciddhruzzi e pandoro…
Buone passeggiate con i vestiti nuovi…
Ma soprattutto buona ri-accoglienza di Gesù nella vostra vita.
Giorni freddi e piovosi stanno costellando questo novembre, mentre il lungomare sempre più bianco e solitario si staglia contro un mare mosso e nervoso, e in paese si comincia a rumoreggiare sul concerto di Capodanno. Ma è il Natale che tutti aspettiamo: soprattutto per riabbracciare i nostri amici e parenti lontani che in quei giorni non possono non tornare a quella che sempre chiamano "casa".
Nelle scuole elementari fervono i preparativi per le recite e vengono assegnate le parti di Maria e Giuseppe. Qualcuno inizia a tirare fuori luci ed alberelli, e magari anche quella grande Stella Cometa un po' kitch che da diversi anni ormai presidia Porta Terra sotto Natale. Le nonne e le mamme si preparano a rispolverare la ricetta dei purciddhruzzi e del baccalà, e guardano le vetrine con più curiosità perché anche quest'anno vorrebbero accogliere i loro pargoli con un maglioncino o uno sciallino nuovo, come in ogni grande occasione che si rispetti. Dall'altro capo dell'Italia - e chissà, del mondo - gli "emigranti" a loro volta iniziano a fare i conti con le date, le ferie, i treni, gli aerei; guai a perdere anche un'ora in più a casa, meglio partire la sera e fare la notte in bianco che la mattina successiva: vuoi mettere la soddisfazione della colazione con il pasticciotto?
Viviamo per questo, viviamo aspettando. Un po' tutti, un po' dovunque.
Non so quale sia il vostro mezzo di informazione prediletto, il mio è certamente Internet: veloce, affidabile, multimediale, in continuo aggiornamento e soprattutto quasi sempre “libero", super partes. La vita di tutto il Salento scorre ogni giorno sul mio pc grazie a LeccePrima.it, un sito di informazione davvero ben fatto: una squadra di ragazzi giovani e abili nella scrittura, immagini, video e capillarità delle notizie. Viene aggiornato anche più volte al giorno e spazia dalla cronaca allo spettacolo alla politica all’economia… insomma un giornale online che non ha nulla da invidiare alla carta stampata. Non è pubblicità, è sincero apprezzamento.
“A proposito di artigiani. Perchè l'amministrazione non invoglia ed agevola, magari concedendo qualche locale di proprietà, qualche artigiano per insegnare ai bambini ai ragazzi ecc.. come realizzare le ceramiche ? E nello stesso tempo l'artigiano vende i propri prodotti sul posto anche agli altri commercianti ? Perchè andare a comprare la ceramica altrove? Sono sicuro che per i nostri ragazzi sarebbe un'occasione d'oro per il loro futuro”.

Allora Corso Garibaldi si chiamava ancora la via de mienzu e aveva quel sapore e quel mistero sapientemente descritto nel libro di Cotroneo: un sapore di fantasmi, di cultura, di eternità. Nelle sere d’inverno, quando non volava una mosca, avresti pensato che davvero eri da solo con la Storia e dalle feritoie di Porta Terra avresti potuto rivedere i soldati turchi pronti al loro assedio. Nell’intricato labirinto delle stradine più nascoste, quelle che non tutti conoscevano, un brivido arcano ti percorreva.
Non c’erano vasetti e fischietti di terracotta o montagne di sandali, costumi, parei: c’era invece la vita frugale e ordinaria di un qualunque centro cittadino. Nessuno oggi percorrendo quella strada si aspetterebbe per esempio di trovare quello che c’era allora: un negozio di fiori (l’“Anna dei fiori”), un fotografo (lu Pippi), un macellaio (l’Antonio Visazzinu) dotato nientemeno di cabina telefonica, un frutta e verdura (la Nella), un alimentari (Giovannino), un emporio (l’Orlando), un’assicurazione e la mitica Cassa Rurale e Artigiana. Oggi sono stati rispettivamente sostituiti da un negozio di collanine, un altro negozio di collanine, un negozio di souvenir, un ristorante, una libreria fantasma, e un altro - l’ennesimo - negozio di collanine.
Questa temperatura degna di ottobre ha fatto sfumare il sogno di un quinto bagno... in compenso la stagione lavorativa è già terminata lasciandomi reduce bianchina e bisognosa di vitamine! Ma posso tirare comunque le fila di un'estate bella, anzi bellissima.
Questa settimana si apre con una bella notizia (dopo che quella precedente si è chiusa su una novità invece pessima, come da foto a seguire). Questo loghino qui a sinistra, tanto caruccio ed estivo, è il segno che qualcosa si muove, e non solo in senso letterale ma anche e soprattutto nella testa di imprenditori e politici.