Il Salento non è solo lu sule lu mare lu jentu. Ci piace polemicamente dire così quando, come spesso capita, ci sentiamo etichettati da chi non ci conosce bene. E, come direbbero i più acculturati, ne abbiamo ben donde! La nostra terra è ricca di tesori naturali, storici, culturali. E uno dei più preziosi è di certo il Mosaico Pavimentale della Cattedrale di Otranto. Un’opera d’arte non fine a se stessa, non puramente decorativa. Il Mosaico, con il suo Albero della Vita che sorregge re, regine, imperatori, astri, mestieri, personaggi mitici e biblici, è la summa della cultura cristiana e bizantina, sacra e profana, dalle origini fino all’anno Mille, quando Pantaleone, un semplice monaco otrantino, la pensò e poi la realizzò.
Anni fa un accurato e lunghissimo lavoro di restauro portò a Otranto specialisti da tutto il mondo. Il risultato fu memorabile.
Già, perché c'è davvero da fare. Da conservare, da proteggere (visto che qualcuno si ostina ancora a lavare un'opera millenaria col Fabuloso!!), da difendere (lo sapevate che è di moda tra i turisti staccare, quando sono inosservati, alcune tesserine per portarsele a casa come ricordo? Io non mi sognerei di farlo, anche se, confesso, qualche flash alla Gioconda l'ho fatto), ma soprattutto da saper utilizzare (non vendere, utilizzare) al meglio.
Ogni tanto qualcosa di buono succede. Il Comitato è già in azione. Salviamo re Artù (nella foto) & CO!
Giorni freddi e piovosi stanno costellando questo novembre, mentre il lungomare sempre più bianco e solitario si staglia contro un mare mosso e nervoso, e in paese si comincia a rumoreggiare sul concerto di Capodanno. Ma è il Natale che tutti aspettiamo: soprattutto per riabbracciare i nostri amici e parenti lontani che in quei giorni non possono non tornare a quella che sempre chiamano "casa".
Nelle scuole elementari fervono i preparativi per le recite e vengono assegnate le parti di Maria e Giuseppe. Qualcuno inizia a tirare fuori luci ed alberelli, e magari anche quella grande Stella Cometa un po' kitch che da diversi anni ormai presidia Porta Terra sotto Natale. Le nonne e le mamme si preparano a rispolverare la ricetta dei purciddhruzzi e del baccalà, e guardano le vetrine con più curiosità perché anche quest'anno vorrebbero accogliere i loro pargoli con un maglioncino o uno sciallino nuovo, come in ogni grande occasione che si rispetti. Dall'altro capo dell'Italia - e chissà, del mondo - gli "emigranti" a loro volta iniziano a fare i conti con le date, le ferie, i treni, gli aerei; guai a perdere anche un'ora in più a casa, meglio partire la sera e fare la notte in bianco che la mattina successiva: vuoi mettere la soddisfazione della colazione con il pasticciotto?
Viviamo per questo, viviamo aspettando. Un po' tutti, un po' dovunque.
Non so quale sia il vostro mezzo di informazione prediletto, il mio è certamente Internet: veloce, affidabile, multimediale, in continuo aggiornamento e soprattutto quasi sempre “libero", super partes. La vita di tutto il Salento scorre ogni giorno sul mio pc grazie a LeccePrima.it, un sito di informazione davvero ben fatto: una squadra di ragazzi giovani e abili nella scrittura, immagini, video e capillarità delle notizie. Viene aggiornato anche più volte al giorno e spazia dalla cronaca allo spettacolo alla politica all’economia… insomma un giornale online che non ha nulla da invidiare alla carta stampata. Non è pubblicità, è sincero apprezzamento.
“A proposito di artigiani. Perchè l'amministrazione non invoglia ed agevola, magari concedendo qualche locale di proprietà, qualche artigiano per insegnare ai bambini ai ragazzi ecc.. come realizzare le ceramiche ? E nello stesso tempo l'artigiano vende i propri prodotti sul posto anche agli altri commercianti ? Perchè andare a comprare la ceramica altrove? Sono sicuro che per i nostri ragazzi sarebbe un'occasione d'oro per il loro futuro”.

Allora Corso Garibaldi si chiamava ancora la via de mienzu e aveva quel sapore e quel mistero sapientemente descritto nel libro di Cotroneo: un sapore di fantasmi, di cultura, di eternità. Nelle sere d’inverno, quando non volava una mosca, avresti pensato che davvero eri da solo con la Storia e dalle feritoie di Porta Terra avresti potuto rivedere i soldati turchi pronti al loro assedio. Nell’intricato labirinto delle stradine più nascoste, quelle che non tutti conoscevano, un brivido arcano ti percorreva.
Non c’erano vasetti e fischietti di terracotta o montagne di sandali, costumi, parei: c’era invece la vita frugale e ordinaria di un qualunque centro cittadino. Nessuno oggi percorrendo quella strada si aspetterebbe per esempio di trovare quello che c’era allora: un negozio di fiori (l’“Anna dei fiori”), un fotografo (lu Pippi), un macellaio (l’Antonio Visazzinu) dotato nientemeno di cabina telefonica, un frutta e verdura (la Nella), un alimentari (Giovannino), un emporio (l’Orlando), un’assicurazione e la mitica Cassa Rurale e Artigiana. Oggi sono stati rispettivamente sostituiti da un negozio di collanine, un altro negozio di collanine, un negozio di souvenir, un ristorante, una libreria fantasma, e un altro - l’ennesimo - negozio di collanine.
Per molti l'estate è già cominciata, io invece mi godo questa vigilia contemplando la calura di oggi, le pietre che si fanno bianche al sole e scottano luccicano sudano, i turisti sempre più numerosi che solcano il centro storico con sguardi curiosi e rilassati, i pochi otrantini che si mimetizzano tra di loro ma che si riconoscono sempre dal passo più veloce, da un saluto fugace all'amico, dalle scorciatoie imboccate in fretta, dal giornale sotto il braccio!