Giorni freddi e piovosi stanno costellando questo novembre, mentre il lungomare sempre più bianco e solitario si staglia contro un mare mosso e nervoso, e in paese si comincia a rumoreggiare sul concerto di Capodanno. Ma è il Natale che tutti aspettiamo: soprattutto per riabbracciare i nostri amici e parenti lontani che in quei giorni non possono non tornare a quella che sempre chiamano "casa".
Nelle scuole elementari fervono i preparativi per le recite e vengono assegnate le parti di Maria e Giuseppe. Qualcuno inizia a tirare fuori luci ed alberelli, e magari anche quella grande Stella Cometa un po' kitch che da diversi anni ormai presidia Porta Terra sotto Natale. Le nonne e le mamme si preparano a rispolverare la ricetta dei purciddhruzzi e del baccalà, e guardano le vetrine con più curiosità perché anche quest'anno vorrebbero accogliere i loro pargoli con un maglioncino o uno sciallino nuovo, come in ogni grande occasione che si rispetti. Dall'altro capo dell'Italia - e chissà, del mondo - gli "emigranti" a loro volta iniziano a fare i conti con le date, le ferie, i treni, gli aerei; guai a perdere anche un'ora in più a casa, meglio partire la sera e fare la notte in bianco che la mattina successiva: vuoi mettere la soddisfazione della colazione con il pasticciotto?
Viviamo per questo, viviamo aspettando. Un po' tutti, un po' dovunque.
Stamattina sulla copertina di un giornale ho letto una frase che mi ha colpita:
(Gabriel Garcia Marquez)
San Martino se n’è andato, è finito in tragedia mentre a Otranto alcuni chioschetti sparsi per il centro storico invitavano a mangiare le ultime caldarroste della giornata.

Questo ragazzo, però, ieri ha perso la vita. Una morte assurda ma ancora più assurdo tutto ciò che ne è seguito. Lo sbaglio è stato di un singolo uomo, non di un gruppo, non di un’intera forza armata.

Giustificando e comprendendo la rabbia del fratello o del padre - che è arrivato a gesti come questo - come però comprendere chi si scaglia contro i poliziotti, chi assalta le centrali, chi annuncia rivoluzioni proletarie contro un regime “di terrore” che in realtà non esiste?
Intanto oggi, 12 novembre, è l’anniversario della Strage di Nassiriya e nessuno, proprio nessuno, sembra essersene ricordato. Nemmeno il Corriere della Sera. Siamo tutti troppo occupati a biasimare un poliziotto - senza sapere come sia andata davvero - per ricordare quei nostri 28 connazionali che quel giorno hanno perso la vita. Da allora sono eroi, ma loro non pretendevano di esserlo.

Due ragazzi normali, né eroi né criminali, morti in maniera assurda. Ma oggi uno è nei pensieri di tutti, l’altro, chissà, ha solo ricevuto un fiore da "mamma e papà".
Non ci sono leccesi fermi a San Martino: chi non lo fa, comunque lo pensa.