Otrantodiversa

Otranto come è diventata, come la penso, come la vorrei.
Bellezza e tristezza della Porta d'Oriente
mercoledì, 14 maggio 2008

Ciao ciao, Fee

Bentrovati a tutti!

bandiereblu

Mentre giunge la notizia (direi ottima) di un prossimo restauro del nostro meraviglioso e prezioso mosaico pavimentale (sarà presentato domani a Bari), giunge però anche quella meno confortevole delle Bandiere Blu, che anche quest’anno hanno completamente disdegnato Otranto, e per la verità l’intero Salento!

Insomma, le nostre spiagge non fanno parte delle 104 più “di qualità”, e come dare torto alla Fee (Fondazione per l'educazione ambientale) se per "qualità" si intendono cosette come eco-compatibilità, rispetto del paesaggio, strutture adeguate, giusto smaltimento dei rifiuti, e un efficiente impianto fognario…

Insomma, questo marchietto non ci farebbe improvvisamente diventare ricchi né ci garantirebbe l’afflusso eterno dei turisti di tutto il mondo, però sarebbe garanzia di una “cultura”, sì: che ancora non abbiamo.

P.S. Nel frattempo il mio matrattato blog ha compiuto un anno. 

tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 13:26 | link | commenti (2)
categorie: mare, bandiera blu, patrimoni
venerdì, 28 marzo 2008

Sosteniamo la Campania

mozzarellaMi capita sempre più spesso in questi giorni di pensare alla Campania, ai campani, alla mozzarella di bufala, ai rifiuti e a tutto il resto. Non solo perché l’informazione di massa ce ne sta facendo - erroneamente - un resoconto allarmistico quotidiano e continuo: è proprio perché dentro di me sento una specie di vicinanza, una partecipazione che non riesce a lasciarmi indifferente. Sento di avere troppo in comune con questo territorio, che personalmente non ho mai visitato ma che amerei tanto girare palmo a palmo.

Se non amo la mozzarella di bufala, odio però i luoghi comuni sui napoletani, e guardo da 10 anni Un Posto al Sole: e anche se non ci crederete, da quella mezz’oretta semplice e modesta ho appreso tanto di questo popolo che, ho scoperto, ci assomiglia tantissimo. Un popolo fatto di vicinato, solidarietà, tradizioni, luoghi bellissimi, traffico e turismo sotto il sole, paesini e vicoli tutti da scoprire, bagni di mare nelle acque fredde di aprile, castelli e regge, panorami indimenticabili tutto l’anno, cibi ottimi, e la lista sarebbe ancora lunga.

Continuo a pensare se al posto della Campania, oggi, in pasto alle cronache, ci fosse la Puglia. Se al posto della mozzarella si parlasse di orecchiette, o che ne so, del pane di Altamura, o della burrata, o delle friselle, scegliete voi. Se le prenotazioni fossero zero e le previsioni di arrivi sotto zero, se cominciassero a chiudere gli allevamenti, o le aziende agricole, o le grandi realtà imprenditoriali che mandano avanti la nostra pur debole economia. Se nessuno volesse più venire a vedere quanto di bello abbiamo da offrire perché ha insensatamente paura di mangiare qualcosa che lo contamini, che lo uccida, o di sentire il puzzo dei rifiuti che, in fondo, sono dovunque nel mondo. A Milano, per esempio, cosa credete che ci sia sotterrato sotto le tanto carine collinette dei parchi comunali? E a Otranto, nella Valle delle Memorie dove si dice che qualcuno scarichi abusivamente da anni?

In fondo, se solo qualche giornalista più cattivo approfondisse la questione di Cerano o dell’Italsider di Taranto, magari a Otranto non ci verrebbe più nessuno. Almeno non nei giorni di tramontana.

Pensateci oggi, quando guarderete il telegiornale.

tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 11:10 | link | commenti (10)
categorie: speranza, battaglie, un pensiero per
lunedì, 17 marzo 2008

Rieccomi

lavori_in_corso

Lo confesso, sto pensando di chiudere il blog per un po' perché odio fare le cose a metà, di solito o le faccio bene o non le faccio affatto. Ed è questo anche il motivo per cui non scrivo spesso: non se non ho il tempo sufficiente per mettere giù dei pensieri sensati  e senza "orrori" di ortografia....!


Alle porte della primavera, Otranto si sta facendo bella (alla faccia dei giornalisti che dicono che i restauri la rendono finta!): ci sono cantieri dovunque. La passeggiata della domenica è diventata un percorso a ostacoli, ma noi ci sacrifichiamo volentieri perché il risultato, si spera, varrà bene tutta questa pazienza. E poi perché finalmente il metano è arrivato anche qui, nei meandri del centro storico.

Sempre dentro le mura, lunghe ore di sfrenato brainstorming coinvolgono amministratori e operatori turistici ancora reduci dai fasti della Bit. Stanno pensando di anticipare un po’ l’inizio della stagione turistica: pensavano di scegliere GIUGNO come periodo ideale. Fantastica intuizione! Nel frattempo si vocifera che le porte della Cattedrale vengano spesso chiuse con un po’ di anticipo, lasciando palesemente fuori quei gruppi di turisti che magari hanno fatto 300 km per vederla… Chissà, forse è per diminuire il rischio che (come effettivamente accaduto in tempi recenti) i visitatori si portino a casa un souvenir gratuito della nostra bella chiesa, così piccolo che sta in un taschino: una tessera del mosaico…

Fuori dalle mura, mentre riprendono i lavori di restauro del Convento dei Cappuccini (quanto basta per non farlo crollare e due panchinette per sedersi, non pensate che ci sia un serio progetto culturale alle spalle), la Palascia fa un passo avanti verso la salvezza, grazie alla Regione che ha detto no al Genio Militare. Qualche kilometro più in là, invece, la Baia dei Turchi è ancora come l’avevamo lasciata nel 2007… e l’estate si avvicina davvero…!

Ma lasciamo perdere. Arriva Pasqua, le tavole di San Giuseppe sono già state allestite con grande successo, le pucce benedette viaggiano ancora di casa in casa, le mamme sono tornate a sorridere in attesa dei loro figlioletti fuorisede, e i gruppi di amici discutono e votano per decidere la location della loro Pasquetta… tutto va come deve andare…

tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 15:02 | link | commenti (7)
categorie: about me, lavori in corso
mercoledì, 20 febbraio 2008

Sapanizza for ever!

Vi prego non ditemi che ero l'unica a non conoscerlo... Sto morendo dal ridere!
Se non sapete chi è il Dr Sapanizza vi consiglio vivamente la visione di questi tre video...
Baci a tutti e i miei migliori complimenti all'autore DonStef!



tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 16:36 | link | commenti (12)
categorie: video, salento, belle iniziative
venerdì, 15 febbraio 2008

Addio a un amico

Io lo chiamavo semplicemente “Pino”, come se lo conoscessi da sempre. Eppure non gli avevo mai parlato. Tante volte, però, sono stata sotto il suo palco a saltellare, cantare e a inebriarmi di quella gioia di vivere che trasmetteva di continuo, che avrebbe trasmesso anche stando in silenzio sul palco a guardare il suo adorato pubblico. Per me lui e la morte non avrebbero mai potuto incontrarsi. Io non ci credo, non era lui dentro quel feretro, non lui, non così giovane, non dopo tutta quella Vita.

Era uno di noi e chiunque lo incontrasse lo capiva subito. Era il cantante della gente, che veniva dalla gente e tra la gente voleva stare, che amava gli stornelli dalle parole semplici e schiette e agli arrangiamenti dell’orchestra preferiva la sua personale band formata dagli elementi che più amava: la sua famiglia. La strofa che amava di più.. come dimenticarla.. “la fimmina ca amanti ne tene doi, la vidi sempre allegra e mara mai…”, un’esplosione di vitalità, passione, gioia. Se un angelo mi avesse detto: "ti esaudisco un desiderio, scegli una persona con cui andare a cena", io avrei scelto lui. Sarebbero state le quattro chiacchiere più divertenti della mia vita, già lo so.

Mi ricordo quella volta ad Alessano in cui il tempo del concerto era scaduto ma lui proprio non aveva voglia di scendere dal palco, di smettere di suonare. Con la sua solita verve disse che l’organizzazione lo stava boicottando e allora aggiunse: “Si continua a suonare, le spese le paga lu Zimba!”. La solita ovazione, e via ancora di stornelli.

pino

Lo voglio ricordare così, come in questa foto, con accanto il suo “Zimbino”, che adorava e a cui aveva insegnato tutto, a cui ha regalato se stesso, lasciandogli in eredità quel tamburello consumato dalle sue mani di contadino, un repertorio indimenticabile e soprattutto l’amore per il mondo, per le piccole cose, per le persone.

Pino, quanto mi mancherai. 

tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 09:55 | link | commenti (6)
categorie: musica, tradizioni, salento, taranta, un pensiero per, patrimoni, pino zimba
lunedì, 28 gennaio 2008

Qualcosa di buono (per il mosaico)

mosaicoIl Salento non è solo lu sule lu mare lu jentu. Ci piace polemicamente dire così quando, come spesso capita, ci sentiamo etichettati da chi non ci conosce bene. E, come direbbero i più acculturati, ne abbiamo ben donde! La nostra terra è ricca di tesori naturali, storici, culturali. E uno dei più preziosi è di certo il Mosaico Pavimentale della Cattedrale di Otranto. Un’opera d’arte non fine a se stessa, non puramente decorativa. Il Mosaico, con il suo Albero della Vita che sorregge re, regine, imperatori, astri, mestieri, personaggi mitici e biblici, è la summa della cultura cristiana e bizantina, sacra e profana, dalle origini fino all’anno Mille, quando Pantaleone, un semplice monaco otrantino, la pensò e poi la realizzò.

 Erano adagiate su quel pavimento, nel 1480, le donne e i bambini che, con il cuore a pezzi, piangevano i loro mariti che stavano sfidando, impotenti e coraggiosi, l’esercito turco. Fu quel pavimento a macchiarsi di sangue quando quegli stessi uomini saraceni fecero irruzione in Cattedrale e con le scimitarre ferirono a morte il Pastore della chiesa otrantina, Stefano Pendinelli.

C'è anche chi dice che Dante ne trasse ispirazione per la Commedia, ma questa è un’altra storia, anzi, un’altra leggenda.

Anni fa un accurato e lunghissimo lavoro di restauro portò a Otranto specialisti da tutto il mondo. Il risultato fu memorabile.

Da qualche anno a questa parte l’incuria sta intaccando il nostro tesoro. Se ne era accorto qualche giornalista e qualche studioso, e ci scommetto, anche la stessa Curia. Ma come sempre, non se ne parlava né si faceva nulla. Ora invece, complice una recente inchiesta di LeccePrima sullo stato del mosaico, la questione è bazata alle cronache quotidiane e udite udite.. è nato un Comitato! Dopo quello della Baia e quello per la Palascia è il terzo nato qui da noi.

Già, perché c'è davvero da fare. Da conservare, da proteggere (visto che qualcuno si ostina ancora a lavare un'opera millenaria col Fabuloso!!), da difendere (lo sapevate che è di moda tra i turisti staccare, quando sono inosservati, alcune tesserine per portarsele a casa come ricordo? Io non mi sognerei di farlo, anche se, confesso, qualche flash alla Gioconda l'ho fatto), ma soprattutto da saper utilizzare (non vendere, utilizzare) al meglio.

Ogni tanto qualcosa di buono succede. Il Comitato è già in azione. Salviamo re Artù (nella foto) & CO!

tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 19:23 | link | commenti (14)
categorie: belle iniziative, otrantini, patrimoni
lunedì, 21 gennaio 2008

Otranto e la tv - parte II

otrantotv
Sono passate 3 settimane dal concerto più dispendioso della storia otrantina, l’Alba dei Popoli, eppure le polemiche, nate con il 2008, non vogliono ancora spegnersi, anzi si stanno riacutizzando, tanto che è la stessa Mamma Rai, in questi giorni, a portare la questione dei collegamenti fittizi e dei soldi perduti nei piani alti di Viale Mazzini.

 

Il fatto è che la tv non ci rende giustizia, secondo me. Confeziona e trasmette immagini talmente stereotipate sul nostro conto che poi è quasi ovvio che si formino opinioni come quella di Marco Ferrante (vedi post precedente).

Sentite per esempio questa. In paese viene annunciato in pompa magna un servizio televisivo dedicato a Otranto a “Effetto Sabato” (condotto guardacaso dalla stessa squinzia dal lessico poverello che conduceva il concertone di Capodanno) su Rai Uno. Mi sono sorbita oltre un’ora di programma per poter vedere questa fantomatica opera. Ma che delusione! Due immaginette in croce, un montaggino del mosaico e per il resto tamburelli e ballerine. Durata totale: 2 minuti. In altre parole, un’elemosina catodica (e chissà quanto materiale girato avevano a disposizione, e la conduttrice, nelle sue ore otrantine, un lancio parlato proprio non lo poteva fare?). Ma soprattutto una povertà di contenuti da far paura. Poco dopo, la Isoardi si collega con Bardonecchia. Il tizio parla, cammina, descrive il paesaggio, dà voce alle vecchiette più brille della storia, poi esclama: “Ah, vi ricordo che Bardonecchia è la città più a Ovest d’Italia!”. E allora dalla mia bocca non poteva che uscire un sonoro VAFF!

Ah! …Che nostalgia per quelle orette di Mengacciana memoria, una domenica piovosa di oltre 10 anni fa, quando davvero il reportage era approfondito, colorito, e l’atmosfera paesana evaporava da tutti i pixel, senza cercarla, senza provocarla, senza costruirla. Quando il sindaco con la sua fascetta tricolore veniva intervistato mentre la tramontana gli faceva volare via tutto. Quando gli artigiani otrantini si esibivano nell'arte musiva o con il tornio ...

tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 15:57 | link | commenti (8)
categorie: immagine, otranto
sabato, 12 gennaio 2008

Matrix e la Puglia. Abbiamo perso l'identità?

matrix"Otranto, la città più bella, la città dei trulli, quella con le palle di pietra dei bombardamenti saraceni davanti ai portoni, è stata talmente restaurata da sembrare finta".


Sono parole di Marco Ferrante, giornalista con una lunga carriera (dal Corriere del Mezzogiorno al Foglio fino al Tg5), che rientrano in un servizio sulla Puglia mandato in onda ieri sera a Matrix, su Canale 5. L'argomento della puntata non era "la globalizzazione" o "l'economia turistica", niente di così serio: era semplicemente una nemmeno tanto implicita marchetta al film "L'allenatore nel pallone 2", uscito al cinema proprio in questi giorni.

E così, con il pretesto di rendere omaggio a Lino Banfi, ospite principale della trasmissione, il buon Ferrante decide di vuotare il sacco e riempie il servizio di sue opinioni e teorie personali (come vi dirò dopo). Banfi diventa, nel servizio, semplicemente il simbolo di una "vecchia Puglia" genuina e incontaminata che oggi non esiste più, sommersa dalla globalizzazione, pubblicizzata e patinata, una Puglia che "se la tira troppo", in sostanza. E Otranto, secondo Ferrante, sarebbe proprio l'emblema di questo cambiamento: tra restauri e abbellimenti, avrebbe perso la sua vera identità. (cliccate qui per il video del servizio, vi servirà una buona connessione).

Mi spiace, non sono d’accordo. Sono la prima, è vero, a rimpiangere quella dimensione più semplice e genuina di quando ero bambina, ma al di là di tutto Otranto continua ad essere semplicemente un “paese” e il turismo di massa, pur portando contaminazioni culturali non troppo positive (l’artiginato siciliano o le tuniche indiane esposti nei nostri negozi, per esempio), non ha comunque né perso né sminuito quella che è la nostra identità di fondo. Né tantomeno le mura tirate a lucido o il pavimento nuovo del lungomare sanno di finto. Ho visto cittadine che davvero sembrano una “scenografia”, Lugano, per esempio.

Forse Ferrante dimentica che Otranto ha una storia millenaria e quello che la rende così bella esiste da sempre, che sia restaurato o no. Non siamo noi ad esserci “costruiti”, ci siamo solo mitati ad abbellire ciò che c’era da sempre e di cui gli altri sembrano essersi accorti solo da poco tempo. L’immagine “patinata” del Salento che tanto non piace a questi analisti non ce la siamo costruita da soli (è risaputo che siamo quasi incapaci di farci la giusta pubblicità): l’hanno costruita e diffusa le persone che sono venute a trovarci, e che, impressionate dalle meraviglie viste, hanno cominciato a parlare bene di noi.

Ma Ferrante, ho scoperto facendo una piccola ricerca, ha attinto a piene mani, per questo servizio, a un suo stesso scritto di due anni fa, quando commentava il libro Sud Est di Marco Brando. Allora scriveva: C'è nell'economia turistica il principale paradosso della globalizzazione: porta ricchezza, determina perdita d'identità. La Puglia la sta perdendo. I gerani ai balconi nei centri storici, il prato inglese nelle masserie, le riviste di arredamento pubblicano servizi che descrivono trulli rimessi in ordine e arredati con mobili balinesi. Brando racconta, per esempio, di Otranto: prima che fosse risanata c'era un'aria che oggi non c'è più. Era contemporaneamente l'aria d'oriente e quella dei martiri del colle della Minerva, 1480, assedio di Otranto. La difficoltà di un’economia turistica moderna sta in questo: conservare il massimo possibile della vecchia aria e metterla in commercio”.

Io, nonostante tutto, “quell’aria” a Otranto la sento ancora. E se la vocazione turistica della nostra terra (che è anche la sua fonte di vita, almeno per ora) debba portare a mettere più gerani sui balconi o a piantare prato inglese attorno a una masseria, ben venga.

E voi che ne pensate?

tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 20:58 | link | commenti (12)
categorie: opinioni discutibili, otranto, indignazione, autocoscienza
martedì, 01 gennaio 2008

Auguri

BUON ANNO A TUTTI!!!
tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 13:06 | link | commenti (16)
categorie: feste
venerdì, 21 dicembre 2007

Ecco Natale

sbaush-tux-natale

Eccu Natale, Eccu Natale/ fane quiddhru ca hai fare/  minti a moddhru lu stoccapisce/ e lu fiju ca te mpaccisce!   Così recita una filastrocca natalizia salentina che insegnano ancora ai bimbi in alcune scuole.

Il mio augurio speciale per voi è che sia un Natale all’insegna della tradizione più vera. Perciò:

Buon camino acceso…
Buone giocate a carte con i nonni…
Buone pittule e baccalà della vigilia…
Buona Messa della Notte…
Buono scarto dei regali…
Buona tombola con gli amici più cari (e vedete di vincere!)…
Buoni purciddhruzzi e pandoro…
Buone passeggiate con i vestiti nuovi…
Ma soprattutto buona ri-accoglienza di Gesù nella vostra vita.

 Auguri!

tutta farina del sacco di Otrantodiversa uscita alle ore 10:41 | link | commenti (15)
categorie: tradizioni, natale, otranto

In due parole

Blogger: Otrantodiversa
Sono un'otrantina, una salentina, sono innamorata delle mie radici ma sono anche infelice quando penso a quella Otranto in cui sono cresciuta, che era un paese con un'anima e non una vetrina tenuta male. Oggi, Otranto sopravvive da sola, si nutre della sua stessa bellezza che, nonostante i continui sbagli di chi la abita e la amministra, sembra non voler perire mai...

Questo è un Urban Blog!
Otranto

Amo sempre più

L'autonomia di azione, l'indipendenza di pensiero, la spontaneità della parola.
Le persone umili.
Quelli che quando camminano si guardano intorno, per vedere gli altri, le case, le cose.
I bambini.
Le tradizioni popolari salentine.
Il cinema italiano.
Il buon cibo e il buon vino.
E la mia Otranto, of course

Tollero sempre meno

I politici e i politicanti.
Quelli che se la tirano.
I turisti che non sanno se sono a Otranto o a Ostuni, tanto per loro è uguale.
Gli amministratori incompetenti.
Le persone che non sorridono mai e quelle che non capiscono l'ironia.
Gli uomini allupati.
Il cibo giapponese e cinese.

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