Bentrovati a tutti!

Insomma, le nostre spiagge non fanno parte delle 104 più “di qualità”, e come dare torto alla Fee (Fondazione per l'educazione ambientale) se per "qualità" si intendono cosette come eco-compatibilità, rispetto del paesaggio, strutture adeguate, giusto smaltimento dei rifiuti, e un efficiente impianto fognario…
Insomma, questo marchietto non ci farebbe improvvisamente diventare ricchi né ci garantirebbe l’afflusso eterno dei turisti di tutto il mondo, però sarebbe garanzia di una “cultura”, sì: che ancora non abbiamo.
P.S. Nel frattempo il mio matrattato blog ha compiuto un anno.
Mi capita sempre più spesso in questi giorni di pensare alla Campania, ai campani, alla mozzarella di bufala, ai rifiuti e a tutto il resto. Non solo perché l’informazione di massa ce ne sta facendo - erroneamente - un resoconto allarmistico quotidiano e continuo: è proprio perché dentro di me sento una specie di vicinanza, una partecipazione che non riesce a lasciarmi indifferente. Sento di avere troppo in comune con questo territorio, che personalmente non ho mai visitato ma che amerei tanto girare palmo a palmo.
In fondo, se solo qualche giornalista più cattivo approfondisse la questione di Cerano o dell’Italsider di Taranto, magari a Otranto non ci verrebbe più nessuno. Almeno non nei giorni di tramontana.
Lo confesso, sto pensando di chiudere il blog per un po' perché odio fare le cose a metà, di solito o le faccio bene o non le faccio affatto. Ed è questo anche il motivo per cui non scrivo spesso: non se non ho il tempo sufficiente per mettere giù dei pensieri sensati e senza "orrori" di ortografia....!
Alle porte della primavera, Otranto si sta facendo bella (alla faccia dei giornalisti che dicono che i restauri la rendono finta!): ci sono cantieri dovunque. La passeggiata della domenica è diventata un percorso a ostacoli, ma noi ci sacrifichiamo volentieri perché il risultato, si spera, varrà bene tutta questa pazienza. E poi perché finalmente il metano è arrivato anche qui, nei meandri del centro storico.
Sempre dentro le mura, lunghe ore di sfrenato brainstorming coinvolgono amministratori e operatori turistici ancora reduci dai fasti della Bit. Stanno pensando di anticipare un po’ l’inizio della stagione turistica: pensavano di scegliere GIUGNO come periodo ideale. Fantastica intuizione! Nel frattempo si vocifera che le porte della Cattedrale vengano spesso chiuse con un po’ di anticipo, lasciando palesemente fuori quei gruppi di turisti che magari hanno fatto 300 km per vederla… Chissà, forse è per diminuire il rischio che (come effettivamente accaduto in tempi recenti) i visitatori si portino a casa un souvenir gratuito della nostra bella chiesa, così piccolo che sta in un taschino: una tessera del mosaico…
Io lo chiamavo semplicemente “Pino”, come se lo conoscessi da sempre. Eppure non gli avevo mai parlato. Tante volte, però, sono stata sotto il suo palco a saltellare, cantare e a inebriarmi di quella gioia di vivere che trasmetteva di continuo, che avrebbe trasmesso anche stando in silenzio sul palco a guardare il suo adorato pubblico. Per me lui e la morte non avrebbero mai potuto incontrarsi. Io non ci credo, non era lui dentro quel feretro, non lui, non così giovane, non dopo tutta quella Vita.

Lo voglio ricordare così, come in questa foto, con accanto il suo “Zimbino”, che adorava e a cui aveva insegnato tutto, a cui ha regalato se stesso, lasciandogli in eredità quel tamburello consumato dalle sue mani di contadino, un repertorio indimenticabile e soprattutto l’amore per il mondo, per le piccole cose, per le persone.
Il Salento non è solo lu sule lu mare lu jentu. Ci piace polemicamente dire così quando, come spesso capita, ci sentiamo etichettati da chi non ci conosce bene. E, come direbbero i più acculturati, ne abbiamo ben donde! La nostra terra è ricca di tesori naturali, storici, culturali. E uno dei più preziosi è di certo il Mosaico Pavimentale della Cattedrale di Otranto. Un’opera d’arte non fine a se stessa, non puramente decorativa. Il Mosaico, con il suo Albero della Vita che sorregge re, regine, imperatori, astri, mestieri, personaggi mitici e biblici, è la summa della cultura cristiana e bizantina, sacra e profana, dalle origini fino all’anno Mille, quando Pantaleone, un semplice monaco otrantino, la pensò e poi la realizzò.
Anni fa un accurato e lunghissimo lavoro di restauro portò a Otranto specialisti da tutto il mondo. Il risultato fu memorabile.
Già, perché c'è davvero da fare. Da conservare, da proteggere (visto che qualcuno si ostina ancora a lavare un'opera millenaria col Fabuloso!!), da difendere (lo sapevate che è di moda tra i turisti staccare, quando sono inosservati, alcune tesserine per portarsele a casa come ricordo? Io non mi sognerei di farlo, anche se, confesso, qualche flash alla Gioconda l'ho fatto), ma soprattutto da saper utilizzare (non vendere, utilizzare) al meglio.
Ogni tanto qualcosa di buono succede. Il Comitato è già in azione. Salviamo re Artù (nella foto) & CO!

Il fatto è che la tv non ci rende giustizia, secondo me. Confeziona e trasmette immagini talmente stereotipate sul nostro conto che poi è quasi ovvio che si formino opinioni come quella di Marco Ferrante (vedi post precedente).
"Otranto, la città più bella, la città dei trulli, quella con le palle di pietra dei bombardamenti saraceni davanti ai portoni, è stata talmente restaurata da sembrare finta".
Sono parole di Marco Ferrante, giornalista con una lunga carriera (dal Corriere del Mezzogiorno al Foglio fino al Tg5), che rientrano in un servizio sulla Puglia mandato in onda ieri sera a Matrix, su Canale
E così, con il pretesto di rendere omaggio a Lino Banfi, ospite principale della trasmissione, il buon Ferrante decide di vuotare il sacco e riempie il servizio di sue opinioni e teorie personali (come vi dirò dopo). Banfi diventa, nel servizio, semplicemente il simbolo di una "vecchia Puglia" genuina e incontaminata che oggi non esiste più, sommersa dalla globalizzazione, pubblicizzata e patinata, una Puglia che "se la tira troppo", in sostanza. E Otranto, secondo Ferrante, sarebbe proprio l'emblema di questo cambiamento: tra restauri e abbellimenti, avrebbe perso la sua vera identità. (cliccate qui per il video del servizio, vi servirà una buona connessione).
Eccu Natale, Eccu Natale/ fane quiddhru ca hai fare/ minti a moddhru lu stoccapisce/ e lu fiju ca te mpaccisce! Così recita una filastrocca natalizia salentina che insegnano ancora ai bimbi in alcune scuole.
Il mio augurio speciale per voi è che sia un Natale all’insegna della tradizione più vera. Perciò:
Buon camino acceso…
Buone giocate a carte con i nonni…
Buone pittule e baccalà della vigilia…
Buona Messa della Notte…
Buono scarto dei regali…
Buona tombola con gli amici più cari (e vedete di vincere!)…
Buoni purciddhruzzi e pandoro…
Buone passeggiate con i vestiti nuovi…
Ma soprattutto buona ri-accoglienza di Gesù nella vostra vita.